“Il 2022 è un anno simbolico per il Gran Paradiso Film Festival che lancia sua 25ma edizione in un Parco che festeggia i 100 anni dalla sua istituzione”. Con queste parole il direttore artistico Luisa Vuillermoz ha lanciato il festival che si è tenuto, anche grazie al sostegno del CAI, dall’11 luglio al 6 agosto diffusamente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, trasformato così in “capitale internazionale del cinema animalier”.
Nella giuria tecnica chiamata a decidere il miglior lungometraggio e il miglior cortometraggio c’era anche Michele Ambrogi, componente del Centro di Cinematografia e Cineteca del CAI, insieme a Francesca Corrao (Presidente), Jean-Sébastien Esnault, Bruno Bassano e Valentino Bobbio. “Non è stato facile scegliere – ha scritto Corrao – Il tema di quest’anno L’ottimismo della ragione ci ha portati a riflettere e a guardare con maggiore attenzione alla dura realtà e cogliere le possibilità insite in essa per realizzare il cambiamento. La crisi ambientale è sotto gli occhi di tutti (…) eppure i film sia i lunghi che i corti ci indicano la via. Osservare e ascoltare il mondo dalla prospettiva degli animali e della natura ci sollecita a prendere atto dell’urgenza del cambiamento. Dai film selezionati emerge che il cambiamento è possibile, e parte dalla decisione e dall’impegno delle persone: ognuno può fare la differenza modificando il proprio comportamento”. Ed ecco i premi assegnati:
Miglior Lungometraggio: My garden of a Thousand Bees, di David Allen (Regno Unito 2021, 52′)
Questo film è prima di tutto la storia di un confinamento unico. Abbiamo apprezzato l’approccio senza compromessi di Martin Dohrn, protagonista del film, che, nel bel mezzo del lockdown, sceglie di osservare il reale, nei più remoti angoli del suo giardino di Bristol, piuttosto che rispondere alle sirene del virtuale e degli schermi. (…) È un invito universale. David Allen e Martin Dohrn sono riusciti a trasformare un modesto giardino di Bristol, nel Regno Unito, in un parco nazionale unico nel suo genere per tutta la durata del film: uno spazio di rispetto, di relazioni e di gentilezza. Il protagonista ci invita a fare lo stesso nei nostri giardini, nei nostri campi, nei nostri pascoli di montagna, nei nostri balconi e nelle nostre terrazze e ovunque siano presenti degli esseri viventi.
Miglior Cortometraggio: Le combat, di Gaël Truc (Italia 2021, 15′):
(Il film) affronta con intelligenza, ironia e una cinematografia ben curata il tema della parità di genere. Una giovane veterinaria alle prime armi che si trova a dover far partorire una mucca allevata da un allevatore di montagna dubbioso sulle sue capacità. na serie di inaspettati ostacoli che, come sempre la vita pone di fronte quando si devono affrontare le sfide importanti, metteranno la dottoressa a dura prova. Una sfida con se stessa, contro il pregiudizio dell’allevatore e contro la fatalità dell’imprevisto, che porterà la regina della stalla a partorire due graziose vitelle gemelle e l’allevatore a rivedere, forse, il suo punto di vista. La vita, che almeno in questo, vince contro l’imprevedibilità e la morte della ragione.
Quanto al gran premio del festival, lo “Stambecco d’oro”, è accaduto per la prima volta che andasse a due film in contemporanea: The elephant & the termite, di Mark Deeble e Victoria Stone (Kenya-Regno Unito 2021, 50′), e Ogni volta che il lupo, di Marco Andreini (Italia 2022, 54′).
Il primo è l’eccezionale storia della relazione fra le creature più grandi e quelle più piccole dell’Africa; il secondo, una produzione italiana in prima visione assoluta, offre un ritratto dell’Appennino centrale attraverso il racconto di uno dei suoi protagonisti più ingombranti, il lupo, che proprio da queste montagne ha ripreso il ripopolamento di gran parte del territorio italiano e oltre.







