
In occasione dell’Anno della Montagna Sostenibile 2022, il 1° dicembre 2022 si è tenuto al Politecnico di Milano il Festival Cort-Alp, dedicato ai corti cinematografici di montagna, con l’inedito Contest “Manlio Armellini”.
L’iniziativa è stata promossa da Aldo Faleri e Roberto Boni, professori della cattedra di Design Alpino della Scuola di Design del Politecnico e sostenuta dalla Cineteca CAI per quanto riguarda la selezione dei film vincitori e di una rassegna cinematografica.
Alla manifestazione ha partecipato Armida Armellini, che ci ha tenuto a ringraziare il Politecnico e tutti i ragazzi che hanno partecipato, con un ricordo di suo marito Manlio, che per tutta la vita ha lavorato per rendere grande nel mondo il Salone del Mobile, ma anche grande appassionato di montagna e alpinismo. I 130 film che ha collezionato in vita erano già stati donati al CAI lo scorso maggio 2022 e sono visibili qui.
Erano presenti anche il prof. Francesco Zurlo, Preside della Scuola di Design, e in collegamento da remoto l’Assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi. Per il CAI, Angelo Schena (componente aggiunto del Comitato Direttivo Centrale), Nicoletta Favaron (Presidente del Centro di Cinematografia e Cineteca), Pamela Lainati (Referente Cineteca CAI e responsabile del progetto per il CAI).
Di seguito i vincitori e le motivazioni stabilite dalla giuria, composta da Monica Brenga (Presidente), Nicoletta Favaron, Aldo Faleri, Roberto Boni, Pamela Lainati:
CATEGORIA AMBIENTE
La storia di Evelino Aio e la bombola di gas di Valerio Salvatore (2022, 5’44’’)

Valerio Salvatore

Un frame del film “La storia di Evelino Aio…”
Il film di Valerio Salvatore ha il dono di saper narrare una storia in pochi minuti, catturando fin dalle prime sequenze l’attenzione dello spettatore senza bisogno di retorica. Un padre trova nell’arte del racconto l’escamotage per distrarre il figlio dalla fatica di salire in montagna, simboleggiata dall’immagine di una bombola rossa. Per farlo, si affida alle gesta del rugbista aquilano Evelino Aio, personaggio reale, ma divenuto leggendario per la sua straordinaria forza fisica. È una delle tante storie che si narrano sul Gran Sasso d’Italia, ambiente aspro e duro, eppure capace di suscitare emozioni forti e semplici. In questo risiede la forza del film: interpretare il paesaggio alpino come luogo di incontro fra generazioni.
CATEGORIA PRODOTTO
Joelette di Enrico Virgili (2022, 2’18’’)

Enrico Virgili

Un frame del film “Joelette”
Il film ha il pregio di centrare l’argomento della sua categoria, il prodotto, che qui, come recita il titolo, è la joelette. Grazie a questa carrozzella monoruota da tiro per terreni impervi, Valeria può realizzare un sogno che sembrava impossibile, dopo che aveva perso due arti in un incidente: arrivare in vetta alla Sibilla, negli Appennini. L’illustrazione del prodotto assume così una vibrazione emozionale, pur spiegando con serietà le caratteristiche tecniche e le potenzialità del mezzo descritto. Il film riesce a mostrare come un utilizzo della tecnologia digitale attento all’inclusione, alla disabilità e anche alle passioni individuali può dare risposta ai sempre nuovi bisogni dell’umanità, nel rispetto dell’ambiente in cui si muove.
CATEGORIA COMUNICAZIONE
Il tempo della pietra
di Elisa Corbetta, Melina Valdata, Elisa Cappelletto (2022, 2’49’’)
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Elisa Corbetta, Melina Valdata, Elisa Cappelletto

Un frame del film “Il tempo della pietra”
Pinuccio Sciola è un artista unico e di fama internazionale, a cui dobbiamo l’anima di alcune piazze. Il suo far vibrare la pietra strofinandone un’altra sopra trova un’analogia con il corpo del giovane arrampicatore protagonista, che non casualmente è nudo nella parte superiore, quasi a esprimere lo stesso contatto di piacere e appartenenza di Sciola. Il film racconta il rapporto privilegiato fra la roccia e chi la scala, rimandando a quel legame segreto e intimo che molti frequentatori della montagna provano e a volte cercano, andando in solitaria per sentieri e vie di ogni tipo. Ci resta l’invito a riconnettere l’uomo a un tempo naturale, a una dimensione ancestrale dell’esistenza, da cui la velocità della vita odierna sembra averci scollegati. Ecco come il “tempo della pietra” può essere reinterpretato non come un’epoca di arretratezza, ma di maggiore armonia del mondo.
MENZIONE SPECIALE ARMELLINI
Montagnangatnom
di Elena Curti e Mattia Tafel (2022, 3’47’’)
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Mattia Tafel ed Elena Curti

Un frame del film “Montagnangatnom”
Colpisce in questo film la ricerca archivistica di spezzoni cinematografici di varie epoche, ambientazioni e dalle diverse tecniche cinematografiche che, grazie a un sapiente montaggio, ci consegnano un messaggio dal futuro: l’uomo di domani ammonisce noi, oggi, a ripensare molte scelte disgraziate, in netto contrasto con la preservazione del nostro habitat naturale, l’unico che abbiamo. Ne emerge un film visionario e sperimentale, dove il paradigma uomo-contesto-oggetto denuncia l’uso degli strumenti a danno della natura, piegata al solo profitto dell’essere umano. Sappiamo guardare alla luna, sembrano dire profeticamente gli autori, ma non sappiamo cogliere il valore dell’insegnamento dal passato, né drammaticamente, nel nostro presente.
Per approfondire:
















